Ecco qui. Se non assaggiassimo con i nostri occhi, perché si spenderebbero così tanti soldi per confezionare e decorare i prodotti alimentari. Voglio dire, non sto nemmeno parlando di ristoranti o di cartelloni per fast food, anche solo una lattina di zuppa precotta o un sacchetto di pane. Quindi il mio pensiero finisce sul perché semplici piatti smalati permettano al cibo di brillare. Prima assaggiamo con i nostri occhi, poi con il nostro naso e infine con le nostre papille gustative.

Piatti, ciotole e imballaggi dicono tutti qualcosa. Pensa a questo, una lattina di zuppa non venderebbe se venisse mostrata come una semplice lattina bianca con un nome, la gente vuole vedere cosa c’è dentro. Allo stesso modo, i piatti che sono belli possono non mostrare cibo bello per i commensali che invece sono impegnati a guardare la cornice, non l’immagine. Circonda un Picasso in una cornice al neon e dimmi cosa vedi.

A volte bisogna immaginare semplicemente cosa si vuole trasmettere, il passaggio dal cuoco al commensale è sempre tortuoso e solo con pratica ed esperienza si riesce a tradurre un idea in un buon risultato.

I piatti, l’atmosfera, il profumo del cliente affianco, il nome del piatto, il portamento del cameriere, il tavolo stabile, l’acqua in un punto sicuro creano non una percentuale del succcesso, ma fanno parte in maniera intrinseca ed indivisibile di qualunque risulato possiamo sperare di ottenere.

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